MALEDETTE DIPENDENZE
Le dipendenze con le quali ci si priva della libertà
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Se teniamo ben ferma la linea di separazione tra consumatore di sostanze e tossicodipenti, che manca soprattutto nel discorso di senso comune e nel linguaggio della legislazione, possiamo chiederci a chi vada il merito di distinguere la sovrapposizione delle due categorie. Al difficile compito di ragionare senza suggestioni hanno contribuito i professionisti e gli operatori delle comunità di recupero ed i medici e scienziati sociali. Alla scienza medica si deve il primo cambiamento della considerazione di un fenomeno considerato un vizio o una colpa. La definizione della tossicodipendenza come "malattia" ha consentito di fare un passo avanti nella gestione del problema: se di malattia si tratta può essere curata e va curata come le altre malattie e si può sottrarla ad una definizione solo morale. L'opinione pubblica non ha ancora accolto del tutto la sostituzione di significato che questo cambiamento diagnostico suggerisce, ma l'autorità degli specialisti sì.
L'area tossicodipendenza è stata analizzata prima di tutto dalle scienze biologiche e psichiatriche e dalle scienze sociali. In realtà l'area è stata soprattutto analizzata dalla psicologia sociale, dalla psicoanalisi e dalla psicologia cognitiva.
Solo nei progetti più recenti si è passati dalla strategia dell'attesa che i consumatori di ecstasy si facessero spontaneamente esaminare all'intuizione che occorresse andarli a cercare direttamente nei locali e nelle discoteche da loro frequentati.
Perché soprattutto gli adolescenti ed i giovani si avvicinano alle droghe? E' inevitabile il passaggio dalla fase del consumo a quella della dipendenza? Esistono predisposizioni genetiche o caratteriali? Quali fattori rendono più facile la caduta nella fase più grave della tossicodipendenza? Di che malattia si tratta, se si tratta di una malattia?
Gli psicologi invitano a non stupirsi troppo della propensione giovanile alle droghe. I comportamenti esagerati e sperimentali di chi "non sa", di chi deve ancora imparare tutto, come gli eccessi di cibi, con i primi rapporti sessuali, con gli eccessi di velocità alla guida, sono caratteristici degli adolescenti e dei giovani in una continuazione di trasgressività che cambia a seconda delle epoche. Puņ arrestasti con l'età o progredire. Oggi questi strappi sono accettati e consentiti dalle famiglie, più accondiscendenti di quanto non fossero 30 anni. Inoltre ha molto rilievo l'area del confronto con l'adulto autorevole, a scuola, in famiglia, un confronto che genera insofferenza per le più semplici indicazioni di comportamento ("lavati i denti", "mastica piano"), risentimento nei confronti dei dinieghi e delle proibizioni. Inoltre farsi riconoscere, sentirsi parte di un gruppo, non tirarsi indietro, ammirare un amico in gamba, condividere tutti insieme: siamo ben al corrente di tutti questi processi. E' tra coetanei che si fumano le prime sigarette, che si vengono a conoscere i segreti del sesso; con i coetanei si va a bere in birreria, sempre attraverso il gruppo si viene a sapere che circolano sostanze vietate, ed è in compagnia che si prova a fumare sostanze, eventualmente per la prima volta.
Questa sequenza documentata e risaputa può complicarsi di trasgressioni più serie e può includere un contatto con le sostanze leggere, con quelle pesanti più avanti, a dipenderne in futuro. Perché tale complicazione si verifichi così frequentemente nell'ultimo ventennio, è questione difficile. Si chiamano in causa molti fattori a seconda dei luoghi sociali e delle cerchie familiari in cui gli adolescenti crescono. Per le pasticche d'ecstasy si punta il dito su un modo nuovo dei ragazzi di intendere il divertimento, sul loro gusto ed il loro bisogno di cambiare identità. Si parla sempre dell'incertezza dei giovani quando guardano al futuro, la difficoltà a pianificare e quindi il bisogno di definirsi in un modo purché sia. Oppure quando il discorso si sposta sulla tossicodipendenza grave gli esperti chiamano in causa tutte le famiglie spezzate: basta rivedere la descrizione del tossicodipendente antisociale per capire che la sostanza si inserisce in un modello di vita già adatto a riceverla. Ma la deprivazione sociale non è una ragione sufficiente per un rapporto individuo-sostanza.
L'ipotesi che punta sulla predisposizione genetica individuale raccomanda un trattamento per la tossicodipendenza che ruota intorno ai mezzi farmacologici e ad un lavoro di equipe intorno alla figura del medico. Questa concezione si traduce in pratica nei servizi pubblici del sistema sanitario nazionale. Invece l'ipotesi diagnostica che considera importante il ruolo dei fattori psicologici ed ambientali suggerisce trattamenti più complessi, diretti soprattutto alla modificazione degli stile di vita, in luoghi di cura in cui la figura del medico può anche non comparire o intervenire dall'esterno.

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